Rilievo nivologico del 27 marzo 2017 nella zona del Gran San Bernardo (sotto il Col Fourchon)

30 marzo 2017

Un’analisi delle condizioni nivologiche condotta durante un rilievo a fine marzo ci introduce alla scoperta della neve primaverile!

Valanghe di neve a debole coesione bagnata (Foto: UNV-RAVDA)Valanghe di neve a debole coesione bagnata (Foto: UNV-RAVDA)

Dopo la nevicata del week-end scorso (25-26 marzo) saliamo a verificare le condizioni per aggiornare il bollettino neve e valanghe nella zona del Gran San Bernardo dove sono scesi circa 30-40 cm di neve fresca sopra i 2200 m circa.

Al diradarsi delle nubi notiamo l'attività valanghiva spontanea delle ultime ore: valanghe a lastroni superficiali sui pendii settentrionali sopra i 2500 caricati dai venti meridionali e valanghe a debole coesione di neve bagnata. Il rigelo notturno è stato davvero scarso, circa 5 cm non sempre portanti, fino a  2500 m di quota dove ci fermiamo su un pendio sud-orientale in una zona sicura dietro uno sperone roccioso. Comunque siamo tranquilli poiché i pendii sopra la nostra testa hanno già scaricato.

Scaviamo un po' per verificare l'umidificazione degli strati interni ed effettuare la stratigrafia e notiamo che lo strato debole non c'è più, almeno nella sua fattispecie originaria, la cosa buffa è che però rimane ancora “debole”! Parliamo di uno strato che all'origine era composto di cristalli sfaccettati che, alla progressiva diminuzione del gradiente termico e alla comparsa di acqua allo stato liquido, sono diventati policristalli arrotondati (forme fuse), accrescendo di dimensione grazie ai vari cicli di fusione e rigelo. Questo strato inoltre è parecchio bagnato e da una prima analisi speditiva della stratigrafia ci sembra proprio lo strato debole, o più che altro l'interfaccia debole, all'interno del manto nevoso. Infatti la differenza di coesione, tenore in acqua e durezza rispetto allo strato sovrastante, una crosta da fusione e rigelo, fa si che si mantenga una struttura a lastrone: neve coesa su neve a scarsa coesione. I test di stabilità non evidenziano particolari problemi se non una parziale frattura proprio in corrispondenza dell'interfaccia tra la crosta da fusione e rigelo umida e lo strato bagnato di policristalli a 40 cm di profondità.

Quali sono le valutazioni per il pericolo valanghe che andranno a finire, insieme a tante altre informazioni, nel Bollettino?

Per il distacco spontaneo sono da evitare le ore centrali della giornata, il forte riscaldamento che interessa prima i pendii est, poi sud ed infine ovest facilitano il distacco di valanghe di neve a debole coesione umida e bagnata.

Per il distacco provocato ci sentiamo abbastanza tranquilli, la neve fresca si è già ben assestata e rimane solo qualche lastrone da vento sui pendii nord e nord-est ben visibili. Anche in questo caso meglio non attraversarli nelle ore in cui l'acqua di percolazione potrebbe lubrificarli e facilitarne il distacco. Questa criticità si ha anche sui pendii sud dove l'appesantimento dello strato superficiale più coeso potrebbe favorirne lo scivolamento sulla neve bagnata che abbiamo riscontrato nel profilo.

Le previsioni con lo zero termico a quote relativamente basse di notte e il cielo stellato favoriranno un buon rigelo notturno, l'instaurarsi di vari cicli di fusione e rigelo  e quindi un miglioramento del legame e della stabilità almeno fino alla tarda mattinata.

Dal primo pomeriggio la stabilità può notevolmente peggiorare, infatti alle 15.30 circa di mercoledì 29 marzo un gruppo di sciatori ha provocato il distacco di un vecchio lastrone indebolito dall'acqua di fusione lungo la discesa del fuoripista del Thoula a circa 2400 m. La discesa si sviluppa su un pendio meridionale.


Ma è tempo di conoscere la neve primaverile. Come passo da cristalli tipicamente invernali a forme primaverili?

Grazie al metamorfismo della neve umida, che altro non è che il metamorfismo della neve primaverile, la classica neve gelata al mattino che si ammorbidisce e diventa bella da sciare, mentre dalle ore più calde diventa fradicia e pesante. La neve è definita umida quando contiene acqua allo stato liquido, la sua temperatura è di 0°C, ma non uniformemente. Le parti convesse dei grani fondono per prime e l'acqua rigela nelle parti concave. Si ottengono così dei grani rotondi o Forme Fuse. Qui è l'acqua il principale agente di trasformazione. La classificazione internazionale della neve stagionale al suolo del 2009, la classificazione di riferimento, all'interno della classe delle Forme Fuse prevede 4 sottoclassi

1 - I grani arrotondati a grappolo MFcl: è la neve che si forma all'inizio della fusione. Sono cristalli arrotondati a grappolo tenuti assieme da legami fra ghiaccio e ghiaccio; è presente dell'acqua interstiziale fra i cristalli o nella zona di contatto tra due grani. I singoli cristalli ghiacciano in un grano pieno policristallino; si trovano bagnati o rigelati. I legami ghiaccio-ghiaccio apportano resistenza. 

2 - I policristalli arrotondati MFpc: i singoli cristalli ghiacciano in un grano pieno policristallino; si trovano bagnati o rigelati. I cicli di fusione rigelo formano policristalli quando l'acqua interstiziale gela; bagnati con basso tenore d'acqua o rigelati.

3 - Neve fradicia Mfsl: è la neve che troviamo al pomeriggio ridotta ad una poltiglia. Sono cristalli arrotondati separati interamente immersi nell'acqua, che quindi hanno scarsa coesione. Neve satura d'acqua fradicia. Scarsa resistenza a causa dei legami in dissolvimento. 

4 - Crosta da fusione e rigelo MFcr: è la crosta dura su cui sciamo al mattino presto. E' formata da policristalli da fusione e rigelo riconoscibili formatisi da uno strato superficiale di neve bagnata che si è rigelata dopo che è stata bagnata per fusione o pioggia; si trova bagnata o rigelata. La dimensione e la densità delle particelle aumenta con il numero di cicli di fusione e rigelo. La resistenza cresce con il numero di cicli di fusione-rigelo. 

Inoltre, all'interno della classe Formazioni di ghiaccio troviamo la Crosta da sole, ‘firnspiegel' IFsc: è una superficie vetrosa sottile e trasparente o pellicola superficiale di ghiaccio trasparente che troviamo sulla superficie del manto nevoso. L'acqua di fusione di uno strato di neve superficiale rigela in superficie per irraggiamento solare. La crosta da sole si forma con il bel tempo, temperature al di sotto del punto di congelamento e forte irraggiamento solare; da non confondere con le Croste da Fusione e Rigelo (MFcr).

E infine parliamo del famosissimo firn che non è sinonimo di neve primaverile, ma è neve compattata che è sopravvissuta alla stagione estiva, ma che non si è trasformata in ghiaccio. Ha densità molto alte proprie della neve perenne o nevato e rappresenta lo stadio intermedio tra neve e ghiaccio di ghiacciaio. Il firn è il risultato di cicli di fusione e rigelo e di compattamento da sovraccarico. 


[Contributo di G. Burelli - Fondazione Montagna sicura @Ufficio neve e valanghe RAVDA]

Distacco di un lastrone su un pendio esposto a NE (Foto: UNV-RAVDA)Distacco di un lastrone su un pendio esposto a NE (Foto: UNV-RAVDA)

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