Rilievo nivologico del 9 marzo 2016 in Valpelline

14 marzo 2016

Esempio di analisi, condotta durante un rilievo nivologico itinerante, per valutare il grado di pericolo valanghe in una determinata area

Valpelline - Vallone di Crête Sèche (Foto: UNV-VdA)Valpelline - Vallone di Crête Sèche (Foto: UNV-VdA)

Partenza da Ru, frazione di Bionaz, 1700 m.

Neve primaverile (fusione/rigelo) a tutte le esposizioni fino a 1800 m, poi neve primaverile solo nei pendii ripidi (dai 30° in su) esposti in pieno sud fino a 2400 m circa. Accumuli ventati duri, ma belli da sciare con neve pressata. Gli accumuli sono presenti fin nelle radure dentro il bosco rado. Assenza di vento fino a 2400 m, poi aumenta da quota 2600 m, fino a diventare moderato da sud, molto freddo. Nelle creste di confine con la Svizzera sopra i 3100 m il vento sembra invece soffiare da est. L'attività eolica in atto trasporta la neve, cancellando in breve le tracce di salita, accrescendo gli accumuli già presenti. Gli accumuli sono ben evidenti perché superficiali e recenti e poi si vede bene la direzione in cui ha soffiato il vento, grazie alle numerose ondine, molto coreografiche. Si vede bene che il vento si è incanalato nelle varie vallette, con accumuli a tutte le esposizioni. Sembra che gli est siano le esposizioni con accumuli più grandi. Spesso nei dossi la neve fresca di sabato è stata completamente portata via, lasciando il vecchio manto nevoso molto duro. 

Fino a 2400 m il pericolo valanghe ci sembra 2-moderato “basso”. Sopra i 2400-2500 m la situazione cambia completamente perché gli accumuli, prima presenti solo in alcune zone, diventano diffusissimi dappertutto tranne che nei piani e nei dossi.

Si vedono ancora parzialmente le tracce degli sciatori - probabilmente - di domenica. Dalle vecchie tracce di salita, adesso in rilievo, si vede bene che domenica la neve era farinosa con - probabilmente - circa 20 cm di farina. Questa farina è stata portata via e compattata dal vento, anche se sopra i 2600 m gli accumuli sono sì compattati, ma quasi sempre soffici. Sono leggermente più duri in cima al pendio, poco prima del cambio di pendenza. 

Ad una prima osservazione “di pancia” le condizioni sembrano critiche, soprattutto ad est, proprio a causa della notevole diffusione degli accumuli, potenzialmente instabili. Per esempio, il canalone classico sopra il Plan de la Sabla, utilizzato per la salita al Mont Gelé, sembra avere accumuli più grossi, soprattutto in uscita. Anche il canale appena alla sua sinistra è nelle stesse condizioni. Per un eventuale salita, noi opteremmo per il pendio ancora più a sinistra dove si può dapprima stare contro le rocce laterali e poi, dopo un breve traverso in alto (punto critico), arrivare in una zona con poca neve (e eventualmente scollinare a piedi).

Salendo e tracciando ci accorgiamo che ci sono solo 10/15 cm di neve soffice accumulata su fondo duro, bella da sciare. Si sente sempre questo fondo duro e, dalle informazioni del periodo, sappiamo che questo fondo non sembra avere problemi interni di stabilità. E dunque l'unico problema potenziale – gli accumuli – è anche ben visibile. Purtroppo a causa della grande diffusione, non è possibile evitarli (senza tornare indietro). Per questo segnaleremmo, nel bollettino, che “è richiesta esperienza per poter valutare localmente il percorso migliore” ovvero siccome gli accumuli sono dappertutto e dobbiamo per forza attraversarli, bisogna cercare di passarli con una traccia che si adatti bene al pendio.

Aspetti positivi: se analizziamo – come da manuale - gli unici segnali evidenti di pericolo valanghe, nessuno di questi è presente.
Vediamoli uno per uno:
- Valanghe spontanee: non c'è nessuna valanga spontanea recente, né lastroni né a debole coesione. I canaloni più ripidi hanno già scaricato, con diverse valanghe vecchie. Probabilmente le ultime sono scese già sabato durante/appena dopo la nevicata. Fa veramente strano notare, ancora una volta in questa stagione invernale, che non ci sono lastroni, né spontanei né provocati, né recenti né vecchi.
- Fessurazioni, whoom, distacchi a distanza: sia facendo la traccia in salita sia sciando in discesa non abbiamo visto né provocato nessuna fessurazione, neanche minima. Nessun rumore di whoom né tantomeno distacchi a distanza. Sembra che questa neve superficiale un po' gessosa e fredda assorba bene il sovraccarico e non abbia energia elastica immagazzinata da poter restituire con propagazione di fessure.
Arriviamo fino ai 3000 m del Col Berlon da dove riusciamo ad avere un'ottima visione generale dell'alta valle, anche il lato nord-est del Mont Gelé e il canale della Balme, oltreché uno sguardo sulla sottostante comba di Vertosan. Tutte le osservazioni continuano a confermare le nostre considerazioni.
Guardando il lato nord della Valpelline (Becca di Luseney, Mont Faroma, Becca Conge, Tete d'Arpisson, Becca di Viou), vediamo che i pendii in quota a nord sembrano “carichi”, ma non ci sono segni di valanghe spontanee. Vediamo che c'è gente al bivacco Chentre, ma non si vedono le tracce di salita.
Il freddo è pungente sia per le basse temperature (il termometro dice -13° nelle ore centrali al Col Berlon) sia per il vento freddo, così la neve rimane invernale. Scendendo nel primo pomeriggio vediamo che lo strato superficiale della neve “ha mollato” solo sotto i 1850 m.
Abbiamo fatto un profilo e il test di stabilità “Extended column” in un pendio ripido esposto a est all'altezza del rifugio Crete Sèche. Non vediamo nessun segno di instabilità. C'è un possibile sottile lastrone (sottile strato compattato dal vento sopra ad uno strato molto più soffice a sua volta sopra uno strato duro), ma non sembra avere durezza sufficiente per poter propagare una frattura. All'interno del manto c'è un'alternanza di croste da fusione e rigelo dure, ma sembrano aver legato bene con il resto del manto nevoso.

Per tutti questi motivi consideriamo che, nelle zone da noi viste, il grado di pericolo valanghe sia 2-moderato.


[Contributo di S. Pivot - Ufficio neve e valanghe RAVDA]

Azione del vento (Foto: UNV-VdA)Azione del vento (Foto: UNV-VdA)

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