Azione 1 |
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Figura 1 - Uno dei quattro crolli in roccia verificatisi sulla parete ovest dei Drus nel 2005, L'analisi diacronica delle riprese fotografiche della parete ha permesso di evidenziare 8 episodi di instabilita a partire dalla fine della Piccola Eta Glaciale (PEG) circa 150 anni fa. La frequenza e l'intensita degli episodi sono fortemente aumentate nell'ultimo decennio. (foto R Amblard) |
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Figura 2 - Poster presentato nei rifugi del Massiccio del Monte Bianco. Oltre ad uno scopo informativo, esso ha permesso di estendere la rete di osservatori a tutti gli alpinisti che frequentano il massiccio. |
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Figura 3 - Localizzazione dei 45 eventi registrati nel 2007. L'analisi di questi fenomeni per mezzo di un GIS (sistema informativo geografico) permette di elaborare alcune conclusioni sui parametri che maggiormente determinano il distacco. |
Azione 2 |
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Fig. 1: tipologia di installazione della strumentazione (logger a 3 canali + 3 sensori di temperatura) per la misura diretta della temperatura superficiale, configurazione iniziale con 3 fori in roccia e cavi esterni. |
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Fig. 2: tipologia di installazione della strumentazione (logger a 3 canali + 3 sensori di temperatura, M-Log6) per la misura diretta della temperatura superficiale, configurazione finale con unico foro e protezione dei cavi. |
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Fig. 3: intercalibrazione in campo delle due configurazioni di installazione. |
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Fig. 4: andamento della temperatura nel corso dell'intercalibrazione (acquisizione della durata superiore a 3 settimane). Per chiarezza è riportato unicamente il confronto delle temperature rilevate alla profondità di 55 cm. |
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Fig. 5: tipologia di installazione della strumentazione (logger a 2 canali, M-Log5) per la misura della temperatura e umidità aria, configurazione iniziale priva di radiation shield. |
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Fig. 6: tipologia di installazione della strumentazione (logger a 2 canali, M-Log5) per la misura della temperatura e umidità aria, configurazione finale entro radiation shield. |
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Fig. 7: andamento della temperatura aria rilevata nel corso dell'intercalibrazione (acquisizione della durata superiore a 14 giorni). |
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Fig. 8: impiego congiunto di albedometro (CM7B) e radiometro netto (NRLite) per l'analisi della radiazione incidente e riflessa in parete (sito CCS). |
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Fig. 9: radiometro netto (CNR1) per l'analisi della radiazione incidente e riflessa in parete (sito ADMS). |
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Fig. 10: piastra di supporto della stazione meteo installata in parete nel sito ADMS. |
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Fig. 11: anemometro sonico installato sul ADMS, integrato alla stazione meteorologica MAWS201 collocata in parete. |
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Fig. 12: caratteristiche tecniche della termocamera Filr ThermaCAM P640 impiegata per la misura indiretta della temperatura superficiale dell'ammasso roccioso. |
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Fig. 13: riprese termografiche della parete Sud e Nord del Piton Central de l'Aiguille du Midi, in data 05 aprile 2007. |
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Fig. 14: ripresa termografica del sito Oriondé (Cervino), in data 23 luglio 2007. |
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Fig. 15: confronto degli andamenti delle temperature rilevate presso il sito ADMN con termocamera e datalogger. |
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Fig. 16: influenza della radiazione solare diretta sulla temperatura della roccia (sito AMDS). |
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Fig. 17: influenza della temperatura dell'aria sulla temperatura della roccia (sito ADMN). |
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Fig. 18: influenza della presenza di neve in parete sulla temperatura della roccia (sito ADMN). |
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Fig. 19: confronto fra serie termiche rilevate in profondita (55 cm dalla superficie) presso il sito ADMS e ADMN. |
Azione 3 |
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Figura 1 – deposito del crollo del 18/09/2004 dalla Punta Thurwieser (Valtellina, Italia). Il volume totale della massa rocciosa crollata è di 2.5 milioni di m3, la distanza di propagazione orizzontale di 2500 m e il dislivello percorso di 1400 m. |
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Figura 1 - Rilievo del settore del Pilastro del Freney (versante ovest del Monte Bianco, italia) con laser scanner terrestre. |
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Figura 2 - rilievo con laserscanner terrestre del versante ovest dei Drus: posizionamento sulla cresta delle Flammes de Pierre dopo lo sbarco con elicottero. |
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Figura 3 - Diagramma dell'elaborazione delle nuvole di punti acquisite con laser scanner con il software Polyworks (TM) (Ravanel & Deline, 2006). |
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Figura 4 - Fotogrammetria obliqua terrestre. Il metodo consiste nel determinare le coordinate dei punti di un oggetto attraverso l'analis di una coppia di immagini stereoscopiche o convergenti. Viene costruito un modello digitale del terreno che può essere confrontato con quello ottenuto con il laser scanner (a destra). |
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Figura 1 - misura dei punti di controllo al suolo (Ground Control Points) per l'analisi fotogrammetrica all'Aiguille du Midi mediante stazione totale. |
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Figura 2 - Nicchia di distacco del crollo del 2003 sulla Cheminée, via normale italiana al Cervino; presenza di una placca di ghiaccio (foto L. Trucco). |
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Figura 1 - Evoluzione del versante est della Tour Ronde tra luglio 2005 e luglio 2006. In verde le parti rimaste stabili. Gli altri colori illustrano i crolli più o meno profondi. Volume complessivo crollato tra A e B: 536 m3. I settori C e D sono l'effetto della variazione della copertura nevosa, senza crolli di roccia. |
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Figura 2 - Il modello di superficie mostra il principale crollo avvenuto sul versante ovest dei Drus tra ottobre 2005 e ottobre 2006. La placca distaccata ha un'altezza di 30 m ed un volume di 426 m3. |
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Figura 3A - Analisi 3d per correlazione di immagini all'Aiguille du Midi. Dettaglio della numerizzazione 3D. (P. Vacher, laboratoire SYMME, Université de Savoie). |
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Figura 3B - Analisi 3d per correlazione di immagini all'Aiguille du Midi. Sintesi con texture (P. Vacher, laboratoire SYMME, Université de Savoie). |
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